Vincenzo CAMUCCINI

(Roma, 1771-1844)


Ritratto di Maria Luisa di Borbone, 1817 c.


Matita su carta
mm. 390 x 290


Provenienza:
Cantalupo in Sabina, Palazzo Camuccini, collezione del Barone Vincenzo Camuccini.

Description

Questo disegno è da mettere in relazione con il ritratto di Maria Luisa di Borbone (1782-1824), dipinto da Vincenzo Camuccini nel 1817 e conservato oggi presso la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, a Firenze.
Figlia del re di Spagna Carlo IV e di Maria Luisa di Borbone Parma, cresciuta ed educata in Spagna, Maria Luisa giunse in Italia nel 1801, quando il trattato di Lunéville assegnò al marito, Ludovico di Borbone, principe ereditario di Parma, il neonato regno d’Etruria, nome con cui veniva di fatto ribattezzato il Granducato di Toscana. Morto dopo soli due anni Ludovico, Maria Luisa tenne la reggenza dello stato in nome del figlioletto Carlo Ludovico, fino al 1807, quando il regno d’Etruria venne annesso all’impero napoleonico e Maria Luisa, con i figli, fu mandata in esilio. Tornò in Spagna, soggiornò in diversi luoghi della Francia, quindi, accusata di complottare contro l’impero, nel 1811 venne arrestata a Nizza, condannata alla prigionia e inviata a Roma. Separata dal primogenito Carlo Ludovico, venne rinchiusa insieme alla figlia Carlotta nel convento dei SS. Domenico e Sisto, dove rimase dall’estate del 1811 fino al gennaio del 1814, quando venne liberata dalle truppe di Gioacchino Murat. Con la caduta di Napoleone, il congresso di Vienna le assegnò il ducato di Lucca, ma Maria Luisa – riluttante ad accettare gli accordi – preferì restare a Roma e prese effettivo possesso del nuovo regno soltanto alla fine del 1817. Nei pochi anni in cui regnò sul piccolo ducato si contraddistinse per il fervente zelo religioso e per una politica fortemente conservatrice, ma anche per il sostegno ad iniziative culturali e di sviluppo della regione, le cui condizioni economiche, alla sua morte, risultavano nettamente migliorate.
Il ritratto è compiuto da Camuccini negli anni del soggiorno romano di Maria Luisa, subito prima della partenza per Lucca. Il dipinto risulta concluso nell’ottobre del 1817 (Tosi, p. 80). La duchessa ha superato gli anni per lei difficili e dolorosi del dominio napoleonico ed è quindi ritratta da Camuccini con una espressione vivace e fiduciosa, in un contesto di sobria ma raffinata eleganza che riflette chiaramente il rango e la serenità riconquistati grazie al ristabilimento degli antichi privilegi. Sembrano voler sottolineare questa condizione di ritorno all’ordine anche le decorazioni sfoggiate dalla duchessa: l’insegna della Croce Stellata, ordine cavalleresco femminile istituito dagli Asburgo nel 1688 e la croce dell’ordine di Maria Luisa - fondato da suo padre nel 1792 - la cui insegna, una croce di Malta smaltata, campeggia con evidenza sul petto della duchessa, sorretta del nastro dell’ordine a tre bande verticali. Negli anni trascorsi nella capitale pontificia dopo la liberazione dalla prigionia, Maria Luisa vive circondata dalla famiglia, in quanto sono esuli a Roma, i quel periodo, anche i suoi genitori, ovvero il re di Spagna Carlo IV di Borbone, ormai deposto, con la regina Maria Luisa. Alla sua partenza per Lucca, nel dicembre 1817, Maria Luisa porterà con sé il ritratto dipinto da Camuccini, che infatti viene collocato nel palazzo Ducale «verso il 1817» (Pinto 1972, p. 116) ed è contrassegnato negli inventari con la lettera P, ovvero portato a Lucca, rispetto ad altri oggetti nuovi o preesistenti. Alla capitale pontificia la duchessa di Lucca rimase comunque molto legata e vi trascorse lunghi periodi, soprattutto nei mesi invernali, tanto da giungere, nel 1820, ad acquistare una dimora, il palazzo Ercolani (oggi Grazioli in via del Plebiscito), presto sede di una ricca raccolta di dipinti e oggetti d’arte. Tra questi spiccava un altro dipinto commissionato a Vincenzo Camuccini, la Cornelia madre dei Gracchi, compiuto verosimilmente nel 1821 (Carloni, p. 83) oggi conservato presso il Palazzo Ducale di Lucca.
È possibile che Camuccini realizzasse il disegno qui presentato al momento di licenziare la tela, in modo da conservarne memoria. L’oculata gestione della propria produzione artistica è un tratto caratteristico della personalità di Camuccini. L’artista conservava infatti nel proprio atelier modelli e repliche di ogni sua opera, che gli consentivano di rispondere con prontezza alle richieste di riproduzione di dipinti usciti dall’atelier anche molti anni prima (cfr. Giacomini). Del ritratto di Maria Luisa Camuccini eseguì per esempio una seconda versione nel 1824, anno di morte dell’effigiata, su richiesta della duchessa di Osuna. (Piantoni, p. 100; Hiesinger, p. 319)
Il ritratto di Maria Luisa di Borbone rientra in una tipologia caratteristica della ritrattistica neoclassica tanto francese che italiana, la quale, traendo spunto da modelli della pittura pompeiana, viene impiegata per primo da Jean Louis David, per poi consolidarsi nei numerosi ritratti dell’aristocrazia napoleonica eseguiti da artisti come Gros, Fabre e soprattutto Gérard, nonché nell’opera di Canova. In questa tipologia, tipica dei ritratti femminili, l’effigiata compare seduta, di tre quarti, in atteggiamento rilassato o contemplativo, le gambe distese, in genere appoggiate su un cuscino o uno sgabello, in un ambientazione definita fin nei dettagli dell’arredo ma caratterizzata sempre da raffinata essenzialità. Camuccini adoperò un simile schema compositivo per i ritratti di molte dame dell’aristocrazia europea, come la principessa di Partanna Lucia Migliaccio, la principessa Alessandra Dietrichstein, la contessa Clementina Ostrowska o la contessa Kotschovbey. Eleganza, compostezza, nobile portamento caratterizzano tutti questi ritratti, nei quali colpisce semmai la ripetitività dello schema. Questa tradisce da un lato la volontà, forse anche del modello, di aderire ad una tipologia ormai codificata, quasi un marchio di appartenenza ad una élite sociale e culturale, dall’altro forse anche l’impazienza di Camuccini, il quale – come osserva il suo principale biografo, Carlo Falconieri – cominciò a dedicarsi al ritratto tardi e con poco entusiasmo, «rimanendo convinto che lo distraesse da’ suoi grandi lavori e gli rubasse tempo allo studio del comporre» (Falconieri, p. 222).

                                                                                                                                                                                  Federica Giacomini

BIBLIOGRAFIA CITATA

CARLONI
Rosella Carloni, La collezione di dipinti di Maria Luisa di Borbone, duchessa di Lucca, in «Paragone. Arte», a. LI, n. 603, III/31, maggio 2000, pp. 79-96

FALCONIERI
Carlo Falconieri, Vita di Vincenzo Camuccini, Roma 1875

GIACOMINI
Federica Giacomini, L’atelier di Vincenzo Camuccini in via dei Greci, in La pittura di storia in Italia, 1785-1870. Ricerche, quesiti, proposte, a cura di G. Capitelli e C. Mazzarelli, pp. 47-57

HIESINGER
Ulrich Hiesinger, The paintings of Vincenzo Camuccini, in «Art Bulletin», XL/2, June 1978, pp. 297-320

PIANTONI
Gianna Piantoni De Angelis, Vincenzo Camuccini (1771-1844): bozzetti e disegni dallo studio dell'artista, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 27 ottobre-31 dicembre 1978, Roma 1978

PINTO
Sandra Pinto, Cultura neoclassica e romantica nella Toscana granducale, Firenze 1972

TOSI
Alessandro Tosi, Pietro Nocchi, in “Recensir col tratto”. Disegni di Bernardino e Pietro Nocchi, in «Quaderni dei Musei Lucchesi», cat. mostra, Lucca 18 marzo – 31 maggio 1989, pp. 73-105


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