Vincenzo CAMUCCINI

(Roma, 1771-1844)

Baccante ubriaca

Penna, matita, acquerello e lumeggiature a biacca su carta azzurra

mm. 276 x 265

Description

Il presente foglio, intitolato dall’autore Baccante ubriaca ornando un termine, proviene da uno dei numerosi album, il n. 18, nei quali Camuccini raccolse il vasto materiale grafico prodotto nel corso di una brillante e lunga carriera contrassegnata dall’eccellenza nel disegno. A questa pratica l’artista si dedicò con quotidiana e indefessa costanza dalla prima giovinezza fino agli ultimi giorni di vita, avendo l’abitudine di «non passare giorno senza linea», come ricorda il suo biografo Falconieri (Falconieri 1875, p. 187).

L’ordine scrupoloso con cui l’artista catalogò i suoi disegni, gli schizzi, gli studi, fossero essi dal vero, dall’antico o d’invenzione, attesta da un lato l’importanza decisiva che Camuccini attribuiva alla pratica del disegno, dall’altro la sua spiccata disposizione verso gli affari derivatagli dallo stretto legame con il fratello Pietro, la cui spregiudicata abilità di mercante d’arte aveva garantito al più giovane Vincenzo la tranquillità economica necessaria per dedicarsi senza pensieri al proprio tirocinio artistico. Quasi ogni album, infatti, è corredato dall’elenco delle opere in esso contenute con le relative valutazioni, fissate da Camuccini in previsione di una possibile vendita ai sempre più numerosi collezionisti interessati all’acquisto di opere grafiche.

Il disegno in esame raffigura, secondo le indicazioni dell’artista, una baccante in preda agli effetti dell’alcol la quale, cavalcando al rovescio un ariete, si issa a decorare con un festone un’erma (termine) rappresentante una figura maschile barbuta. Ai suoi piedi un genietto alato continua malizioso a mescere il vino.

Il soggetto, sebbene di derivazione classica, ha un contenuto leggero e disimpegnato a cui Camuccini dedicò nella propria carriera ben poco spazio, tutto preso dal trattamento dei temi storici e religiosi tipici della pittura aulica e accademica di cui al suo tempo era, almeno in ambito romano, il protagonista indiscusso. Nella sua produzione pittorica sono infatti praticamente assenti soggetti di questo tipo, che si limitano a comparire, sempre in misura ridotta, soltanto tra i disegni e gli schizzi.

L’episodio raffigurato in questo caso è di invenzione dell’artista, ma non c’è dubbio che esso sia direttamente influenzato dalla plastica antica, che Camuccini studiò assiduamente in gioventù, frequentando sia i musei pubblici – in Campidoglio e al Vaticano – sia le collezioni private e le riproduzioni in gesso, tirocinio che diede luogo ad un gruppo nutrito di disegni.

Da un punto di vista esecutivo, il disegno della Baccante è realizzato con un sicuro tratto a penna, forse su un precedente abbozzo a matita; i volumi sono definiti con un sottile tratteggio a biacca per le lumeggiature, seguito da larghe campiture ad acquerello per le ombre, con modalità affini a quelle utilizzate nel disegno raffigurante la Madonna in trono con S. Caterina, S. Pietro e S. Paolo conservato nel medesimo album 18 (Antonacci – de Feo 2003, n. 20).

 

Bibliografia citata:

Falconieri 1875
C. Falconieri, Vita di Vincenzo Camuccini, Roma 1875.

Antonacci – de Feo 2003
Camuccini Finelli Bienaimé. Protagonisti del classicismo a Roma nell’Ottocento, catalogo della mostra a cura di F. Antonacci e G. C. de Feo


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