Marie-Guilhelmine BENOIST

(Parigi, 1768 – 1826)


Ritratto di gentildonna ambientato in un paesaggio, 1805-1810 circa


Olio su tela
cm. 115,5 x 90,5 

Description

Una serie di confronti stilistici e compositivi piuttosto stringenti consente con attendibilità di attribuire il grande ritratto in esame alla pittrice francese, legata alla corte napoleonica, Marie-Guilhelmine Benoist, nata Leroux-Laville[1].

 

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Fig. 1: M.-G. Benoist, Zoè-Victoire du Cayla  Fig. 2: M.-G. Benoist, Ritratto di giovane 
1801, collezione privata   donna, 1802, collezione privata

 

Resta ancora senza una identità certa la figura femminile raffigurata, anche se la vicinanza della pittrice alla famiglia Bonaparte e l’analisi di alcuni dati fisiognomici rende possibile il riferimento ad una delle esponenti della casata di  Napoleone.

Mentre la lirica ambientazione paesistica, il trattamento estremamente distintivo delle sete e dei tessuti, la giacitura della figura femminile, nonché le ricche e squillanti stesure cromatiche, instaurano una successione di rimandi precipui ed inequivocabili con la produzione, molto apprezzata, della Benoist (figg. 1-6).

Dipinto nella seconda metà del primo decennio dell’Ottocento, il ritratto trova puntuali confronti nelle effigi ufficiali di Elisa Bonaparte Baciocchi e del marito Felice – entrambe dipinte a Parigi nel 1806, dove la Benoist lavorava, e inviate a Lucca in quello stesso anno (figg. 3-4)[2] – nonché nel ritratto della loro figlia bambina Napoleona Elisa dipinto nel 1810 su richiesta di Elisa (fig. 5)[3].

 

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Fig. 3: M.-G. Benoist, Elisa Bonaparte Baciocchi Fig. 4: M.-G. Benoist, Felice Baciocchi
1806, Lucca, Museo Nazionale di Palazzo Mansi 1806, Roma, Museo Napoleonico

 

Analoga, ad esempio rispetto al ritratto della piccola Napoleona Elisa Baciocchi con colomba, è la resa delle ombre brune e marezzate degli incarnati, molto evidenti nelle braccia e nel volto nel dipinto allo studio, e l’ambientazione naturalistica che sembra già preannunziare mutamenti estetici in direzione romantica.

Allo stesso modo la resa affusolata di braccia e mani, la foggia assai caratteristica di occhi e labbra, i rossi delle gote, la consistenza e il candore delle sete, le ombreggiature della pelle e, di nuovo, lo sfondo paesistico – elementi tutti che compaiono nel Ritratto di Paolina Borghese dipinto dalla Benoist nel 1808 su commissione di Paolina per essere donato alla sorella Elisa Baciocchi (fig. 6)[4], e nel Ritratto di giovane donna con vasi di fiori (fig. 2) o in quello di Zoè-Victoire du Cayla (fig. 1)[5] – sembrano avvalorare ancor più il riferimento alla raffinata pittrice francese.

 

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Fig. 5: M.-G. Benoist, Napoleona Elisa Baciocchi
1810, Fontainebleau, Musée National du Château

 

Per dimensioni, esiti qualitativi, cura dei dettagli e profondità d’introspezione il grande ritratto risulta uno dei più emblematici e prestigiosi della smaltata produzione ritrattistica della Benoist.

Marie-Guilhelmine Leroux-Laville, nata nel 1768 e non nel 1780 come si continua a scrivere inspiegabilmente nella bibliografia di area italiana, andata in sposa nel 1793 all’avvocato giacobino Pierre-Vincent conte di Benoist, aveva maturato il proprio linguaggio figurativo – che negli anni dell’Impero sarà assai prossimo agli idiomi di François-Joseph Kinson, di Robert Lefèvre o di Guillaume Lethière per le ascendenze esercitate dalle vincenti formule ritrattistiche di François Gerard – con la grande pittrice Elisabeth-Louise Vigée Lebrun, nel cui studio era entrata nel 1786, dopo un periodo trascorso nell’atelier di Jacques-Louis David. In quello stesso anno esordiva al Salon parigino, dove le sue opere furono molto apprezzate.

 

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Fig. 6: M.-G. Benoist, Paolina Bonaparte Borghese,
1808, Fontainebleau, Musée National du Château

 

Il matrimonio con Benoist e la vicinanza al mondo repubblicano prima e a quello napoleonico poi, sancirono per la pittrice un grande successo. Nel 1791 un suo dipinto di storia fu ammesso al Salon, mentre è del 1800 il celebre Ritratto di negra del Louvre (fig. 7).

 

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Fig. 7: M.-G. Benoist, Ritratto di negra
1800, Parigi, Musée du Louvre

 

Con l’avvento dei Bonaparte, la ritrattistica ufficiale della Benoist, in grado di soddisfare le istanze di legittimazione sociale dei Napoleonidi e di una nuova classe sociale (il cosiddetto “ceto civile” di Napoleone) e di illustrare una inedita idea di potere politico, ebbe una popolarità straordinaria. Sono noti suoi ritratti di Napoleone e dell’imperatrice; mentre Elisa Bonaparte Baciocchi, che nel 1806 gli affidò, come abbiamo visto, i ritratti di corte di sé e del marito, provò in tutti i modi a portarla con sé a Lucca, offrendo finanche un’importante carica pubblica al marito che negli anni di Luigi XVI aveva già ricoperto l’incarico di Segretario Generale del Ministro dell’Interno Chaptal. Fu Napoleone in persona ad opporsi al trasferimento[6]. E fu soltanto con la Restaurazione, per ovvie ragioni di implicazioni politiche, che la parabola della Benoist iniziò la sua fatale e irreversibile discesa

                                                                                                                                                                                             Francesco Leone


[1] Sulla pittrice vedi M.-J. Ballot, Une élève de David. La comtesse Benoist. L’Emilie de Demoustier 1768-1829, Paris 1914;M. A. Oppenheimer, Three newly identified paintings by Marie--Guillelmine Benoist, in “Metropolitan Museum Journal”, n. 31, 1996, pp. 143-150; e il più recente e ottimo volume di A. Reuter, Marie-Guilhelmine Benoist. Gestaltungsräume einer Künstlerin um 1800, Berlin 2002.

[2] Sui ritratti di Elisa e Felice vedi A. Tosi, Il principato napoleonico dei Baciocchi (1805-1814) riforma dello Stato e Società, catalogo della mostra, Lucca 1984, pp. 292-293; M. Pupillo, scheda in Elisa Bonaparte. Ritratti di famiglia, catalogo della mostra (Lucca-Roma), a cura di G. Gorgone, Lucca 2003, cat. 3 e 4, pp. 58-61.

[3] Sull’effigie della piccola Napoleona Elisa ambientata in un parco vedi G. Gorgone, scheda in Elisa Bonaparte. Ritratti di famiglia, catalogo della mostra (Lucca-Roma), a cura di G. Gorgone, Lucca 2003, cat. 11, pp. 73-73.

[4] Vedi M. Pupillo, scheda in Villa Borghese. I principi, le arti, la città dal Settecento all’Ottocento, catalogo della mostra (Roma 2003 – 2004) a cura di A. Campitelli, Roma 2003, cat. 14, p. 273.

[5] Vedi A. Reuter, Marie-Guilhelmine Benoist, cit., pp. 272-275.

[6] Vedi P. Marmottan, Les Arts en Toscane sous Napoléon. La princesse Elisa, Paris 1901, pp. 185-186.


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