CAGNACCIO DI SAN PIETRO (Natalino Bentivoglio Scarpa)

Desenzano del Garda 1897 - Venezia 1946


Primavera, 1923 – 1925
(anche Le due Sorelle o La lettera)


Olio su tela, cm. 139 x 134
Firmato e datato in basso a destra: Cagnaccio / 1925


Provenienza:
Roma, collezione privata


Esposizioni:
XIII Mostra di Ca’ Pesaro, Venezia,1923; Esposizione d’arte dei combattenti delle Tre Venezie, Venezia 1925; Galleria del Levante, Cagnaccio di San Pietro 1897-1946, Milano 1971;  Galleria d'arte Narciso, Cagnaccio di San Pietro, Torino 1971; Galleria d'arte Stivani, Cagnaccio di San Pietro 1897-1946, Bologna 1973


 

Descrizione

Natalino Bentivoglio Scarpa è noto con il nome d’arte di Cagnaccio di San Pietro, preso in omaggio al cane del nonno e a San Pietro in Volta, il paese della laguna veneta da cui provenivano i suoi genitori. Il quadro, dipinto dall'artista non ancora trentenne, è contemporaneo a La Madre (1923), La sera (1923) e ai ritratti di Colomba e Napoleone Scarpa (1924), con cui condivide sia il sentimento di religiosità popolare di cui sono intrisi, che il particolarissimo colore smaltato, quasi vitreo, e il segno incisivo che da allora in poi  costituiranno la sua riconoscibilissima cifra stilistica.

Le approfondite ricerche condotte in quest’occasione hanno permesso di ricostruire l’imprevedibile storia dell’opera che si è dimostrata essere un importantissimo ritrovamento dell’artista desenzese: il quadro è identificabile con la Primavera opera esposta nel 1923 a Ca’ Pesaro (1) dal giovane Natale Scarpa Cagnaccio (non ancora del tutto evoluto in “Cagnaccio di San Pietro”), ciò nonostante il dipinto sia firmato e datato 1925 in modo ben visibile in calce alla firma Cagnaccio. Tale evenienza si può sicuramente affermare perché con lo stesso titolo è stato esposto nella mostra dei Combattenti delle Tre Venezie nel 1925, nella quale è riprodotto in catalogo (2)  ed è ben riconoscibile, anche se modificato nello sfondo; una circostanza confermata dalle foto ad infrarossi che hanno evidenziato l’esistenza della pittura sottostante.

E' forse all'indomani della mostra dei Combattenti, in occasione del ritocco della parte con la vegetazione alle spalle delle due donne,  che l'artista lo firma – questa volta: Cagnaccio di San Pietro - e lo data nuovamente. Siamo già nel  clima del  “Realismo magico”, la poetica elaborata in letteratura da Massimo Bontempelli proprio nel 1925, e Cagnaccio è più consapevole delle ragioni della sua pittura; se sin dagli esordi è orientato verso temi quali il Ritratto e la figura umana (3),, ora sente il bisogno di eliminare dal quadro il troppo evidente naturalismo. Per questo sopra ciò che prima gli sembrava troppo dettagliato, forse troppo terrestre, dipinge una bruma che sembra inghiottire ogni cosa, per consegnare allo spettatore la propria visione della realtà che, nitida e netta, epurata dall'elemento contingente, si fa eterna.

La difficoltà di reperire materiale documentario su quest’artista appartato, non consente, per il momento, di identificare eventuali altre esposizioni dell’opera nel lungo arco di tempo intercorso dal 1925 al 1971, anno in cui viene esposta  alla Galleria del Levante di Milano dal 19 gennaio al 7 marzo, con il titolo Le due sorelle (4) e a Torino, alla Galleria d'arte Narciso dal 20 ottobre al  10 novembre dello stesso anno, con il titolo La lettera (5), lo stesso col quale viene esposta nel 1974 alla Galleria d’Arte Il Gabbiano di Roma (6).
Potrebbe essere il frutto di un piccolo fraintendimento il fatto che nel 1973, nell’elenco delle opere in mostra presso la Galleria Stivani di Bologna, nel catalogo vengano riportati ambedue i titoli – n. 4 La lettera e n. 5 Le due sorelle -  come se si trattasse di due opere distinte di misure identiche (7) cosicché, nel 1989, negli apparati del catalogo della mostra tenuta presso la Galleria Gian Ferrari, Rosalinda Collu può riprendere il titolo Le due sorelle, forse riferendosi a La lettera (8) e, nello stesso anno, per il catalogo della mostra “Realismo magico”, nel repertorio Bio bibliografico dell’artista curato da Badellino, i due titoli vengono infine elencati separatamente,  come se si trattasse di  due opere distinte (9). Solo nel 1991, nel   catalogo della mostra tenuta presso Museo Correr a  Venezia, in un vasto saggio sulla pittura di Cagnaccio, Giuseppina Dal Canton ritrova la traccia documentale dell’opera e recupera il titolo originario Primavera, anche se, purtroppo, l'opera non viene né pubblicata né esposta (10), rendendo impossibile completare il processo di attribuzione del titolo all’immagine.

All'apparenza il dipinto è una semplice scena familiare. Sono probabilmente due sorelle sedute  all'aperto una di fianco all'altra; insieme leggono una lettera, tenuta tra le dita dalla prima, mentre la seconda le appoggia le proprie sulle spalle, a formare, anche visivamente, una catena di affetto, come a rassicurarla.  In primo piano, ai due lati, si distinguono due grandi fasci di erbe; sono come un'offerta votiva e sembrano  essere state appena raccolte dal campo alle loro spalle; forse sono da nettare e da cuocere per la cena.
Tuttavia guardando la tela si è come percorsi da un turbamento che non è assolutamente giustificato dalla normalità della scena rappresentata che, a parole, non ha nulla di inquietante; diverso è in pittura.
Forse perché ogni cosa descritta sulla tela enuncia, nello stesso tempo, anche la propria contraddizione, e innesca un processo di antinomia che suscita inquietudine, a  cominciare dalla prospettiva, che è ripida come se fosse quella di un palcoscenico teatrale, con la ribalta fortemente inclinata verso lo spettatore, chiusa sul fondo da un paesaggio che ne costituisce il fondale. Un punto di vista che rimanda allo scenario brullo de Il Dolore, il pannello centrale de La Madre.
Equivoca è anche la somiglianza tra le due donne: è tale – assumono pure la stessa posizione -  che sembra essere quasi la stessa persona, se non fosse per l'abbigliamento potrebbe quasi essere la medesima figura vista allo specchio. Si tratta de “il sottile doppio dell'esistenza” (11), per dirla con Maurizio Fagiolo: “Il doppio della visione, è la moltiplicazione dell'occhio, è la magica soglia che inghiotte le apparenze, è il sipario che unifica tutti gli oggetti che ha di fronte, li azzera.” (12), la poetica tipica del “Realismo magico”. Lette in tal senso diventano interessanti anche altre considerazioni: i colori delle camicette delle due donne ad esempio, il blu della prima e il giallo della seconda,  un bilanciamento tra colori caldi e freddi  che sembra richiamare un alto doppio ritratto, Le amiche di Ubaldo Oppi (1924), dipinto ritenuto cardine del “Magischer Realismus” di Franz Roh, esposto nella vasta personale tenuta dall'artista nell'ambito della Biennale di Venezia di quell'anno e probabilmente apprezzato anche da Cagnaccio. Si potrebbe anche proseguire:  le due figure si trovano all'aperto con alle spalle un paesaggio, ma si suppongono in prossimità di una grande casa di campagna, che si indovina dalla forma dell'ombra proiettata su di loro. Questa le investe completamente, tuttavia, piuttosto che esservi  immerse, le due donne hanno volti e braccia illuminati da un'altra sorgente di luce. E' una luce che le illumina da sinistra, totalmente immaginaria e altra rispetto all’impianto del quadro, che mette in rilievo i lineamenti delle due figure, come potrebbe accadere se i volti fossero illuminati da una lanterna, di notte; ma è giorno. Lo afferma la striscia di cielo celeste che conclude in altro la tela.
Una luce sacra se non religiosa che, gli deriva dalle Madonne di Giovanni Bellini e dalla cultura figurativa veneziana del Quattrocento (Vivarini, Bellini, Carpaccio, che sembra evocato anche nel nome che si è attribuito: Cagnaccio, afferma Toni Toniato, “sembra Carpaccio storpiato” (13)). Così, come i veneti di allora denotavano la relazione con le poetiche nordiche (14), ora il linguaggio di Cagnaccio, con le sue sottili implicazioni psicologiche, la sua “rappresentazione della realtà con esatta, tagliente, durezza nel segno, con un colore di smaltate ma rigide luminescenze, con una spietata analicità introspettiva” (15) dimostra le proprie affinità elettive con la “Nuova oggettività” tedesca.
Una conferma che “… Il vero più vero delle opere di Cagnaccio è il frutto non solo dell’attenta osservazione della realtà, ma di operazioni mentali, di rielaborazioni del dato oggettivo, studiato e ristudiato nell’atelier, progressivamente svuotato di ogni immediatezza, fissato per sempre nella realtà della pittura che dovrebbe consegnarcelo nell’inalterabilità di una specie di vetrificazione…”(16) , nella quale il soggetto è si, analizzato con acutezza in ogni aspetto della sua fisionomia, ma è anche circondato da segni  portatori di significati reconditi che sono apparentemente in contraddizione con l’oggettività della visione. Con tale processo mentale l'artista va oltre il soggetto stesso del quadro e coglie una “seconda realtà” (17), una dualità, nella poetica di Cagnaccio, intuita da Giovanni Testori  1971, quando nel catalogo della mostra osserva che il pittore: “ vira subito pei contrarii; e appena  accenna a toccare il lembo o il limbo della sua sostanza poetica (siamo come tempo agli inizi degli anni Venti) mostra subito di sentirsi e di volersi solo; ricercata, quella solitudine, come unico modo di salvezza pel proprio sentimento del reale…” (18).

 

 

Note

 

  1. Catalogo della XIII Mostra di Ca’ Pesaro, Opera Bevilacqua- La Masa, Venezia 21 Aprile - 30 Giugno 1923, Venezia 1923, p. 9 (non riprodotto)
  2. Esposizione d’arte dei combattenti delle Tre Venezie, catalogo delle opere, Palazzo Reale, Sale Napoleoniche, Venezia aprile – luglio 1925, p. 24 (riprodotto)
  3. il movimento elaborato in letteratura da Massimo Bontempelli in Italia e in pittura da Franz Roh e in Germania, mira a creare nell’osservatore un effetto straniante
  4. Cagnaccio di San Pietro 1897-1946, catalogo della prima mostra retrospettiva, Galleria del Levante Milano 19 gennaio -7 marzo 1971, Milano, 1971, s.p., n. 11 (ill. Le due sorelle)
  5. Cagnaccio di San Pietro, Catalogo della mostra, Galleria d'arte Narciso, Torino 20 ottobre - 10 novembre 1971, Torino F. Garino & C., 1971, s.p. n. 10 ( ill. La lettera)
  6. Cagnaccio di San Pietro, catalogo della mostra, Galleria Il Gabbiano, Roma 23 marzo – 13 aprile 1974, Roma 1974, n. 6 (La lettera); curiosamente sia nel catalogo della mostra alla Galleria Del Levante, che in quelli del Narciso e del Gabbiano recano il medesimo testo introduttivo di Giovanni Testori.
  7. Cagnaccio di San Pietro 1897-1946, Galleria d'arte Stivani, Bologna, 13 ottobre - 13 novembre 1973, Bologna 1973, p. 30, n. 4 “La lettera”, 1925
  8. Rosalinda Collu, Cronologia, in Cagnaccio di San Pietro, mostra a cura di Claudia Gian Ferrari, 24 maggio – 22 luglio Milano, Electa editore 1989, p. 77 (esegue Le due sorelle) Claudia Gian Ferrari, Il santo e la bestia, (fotografato)
  9. Enrico Badellino, Repertorio bio – bibliografico: artisti, compagni di strada, esposizioni, riviste, in Realismo magico: pittura e scultura in Italia, 1919-1925, mostra a cura di Maurizio Fagiolo dell’Arco, Milano, Palazzo Reale 16 febbraio – 2 aprile 1989, Mazzotta editore, Milano 1989 p. 292
  10. Giuseppina Dal Canton, La cultura figurativa di Cagnaccio, in Cagnaccio di San Pietro, catalogo della mostra, Museo Correr Venezia, organizzato dal Comune di Venezia, Assessorato alla Cultura, Venezia, Electa editore, Milano 1991, pp. 19 – 39, in part. p. 36
  11. Maurizio Fagiolo dell’Arco, Realismo Magico. Ragioni di un'idea e di una mostra, in  Realismo magico: pittura e scultura in Italia, 1919-1925, Milano, Palazzo Reale 16 febbraio – 2 aprile 1989, Mazzotta editore, Milano 1989, pp. 11-33, in part. p. 32
  12. ibidem
  13. Toni Toniato, Stile della verità, in Cagnaccio di San Pietro...(op. Cit.) 1991, pp. 40 – 49, in part. p. 41
  14. Cfr. anche: Saverio Simi, Cagnaccio di San Pietro a Venezia, in “Provincia di Venezia”, a. XV, n. 4/6, Venezia luglio – dicembre 1991, pp. 95 – 96; ringrazio l’autore per i preziosi suggerimenti 
  15. Toni Toniato, Stile della verità, in Cagnaccio di San Pietro...(op. Cit.) 1991, pp. 40 – 49, in part. p. 41
  16. Giuseppina Dal Canton, La cultura figurativa di Cagnaccio, in Cagnaccio di San Pietro...(op. Cit.)   1991, pp. 19 – 39, in part. p. 36
  17. ibidem, p. 37
  18. Giovanni Testori, Cagnaccio di San Pietro, scritto in catalogo della mostra,  Cagnaccio di San Pietro,1897-1946, Galleria del Levante Milano 19 gennaio - 7 marzo 1971, Milano, 1971, s.p., n. 11

 

Bibliografia:
Catalogo della XIII Mostra di Ca’ Pesaro, Opera Bevilacqua- La Masa, Venezia 21 Aprile - 30 Giugno 1923, Venezia 1923, p. 9 (Primavera);  
Esposizione d’arte dei combattenti delle Tre Venezie, catalogo delle opere, Palazzo Reale, Sale Napoleoniche, Venezia aprile – luglio 1925, p. 24, n.19, ripr. (Primavera); 
Cagnaccio di San Pietro 1897-1946, catalogo della prima mostra retrospettiva, Galleria del Levante Milano 19 gennaio -7 marzo 1971, Milano, 1971, s.p., n. 11 ripr. (Le due sorelle); 
Cagnaccio di San Pietro, Catalogo della mostra, Galleria d'arte Narciso, Torino 20 ottobre - 10 novembre 1971, Torino F. Garino & C., 1971, s.p. n. 10, ripr. (La Lettera); 
Cagnaccio di San Pietro 1897-1946, Galleria d'arte Stivani, Bologna, 13 ottobre - 13 novembre 1973, Bologna 1973, p. 30 (La lettera); 
Cagnaccio di San Pietro, catalogo della mostra, Galleria Il Gabbiano, Roma 23 marzo – 13 aprile 1974, Roma 1974, n. 6 (La lettera);
Enrico Badellino, Repertorio bio – bibliografico: artisti, compagni di strada, esposizioni, riviste, in Realismo magico: pittura e scultura in Italia, 1919-1925, mostra a cura di Maurizio Fagiolo dell’Arco, Milano, Palazzo Reale 16 febbraio – 2 aprile 1989, Mazzotta editore, Milano 1989 p. 292; 
Rosalinda Collu, Cronologia, in Cagnaccio di San Pietro, mostra a cura di Claudia Gian Ferrari, 24 maggio – 22 luglio Electa editore, Milano  1989, p. 77;
Giuseppina Dal Canton, La Cultura figurativa di Cagnaccio, in Cagnaccio di San Pietro, catalogo della Mostra, 20 aprile – 30 giugno 1991, Venezia, Museo Correr, Electa editore, Milano 1991, pp. 19-39, in part. p. 23 (cit.: Primavera


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