Julius EVOLA

(Roma 1898 – 1974)


L'universo degli dei, 1920ca.


Olio su tela
cm 50x40


Firmato in alto a sinistra: EVOLA
Sul retro la scritta: Julius Evola 'l'universo degli dei' (progetto)


 

Description

Julius Evola nasce a Roma nel 1898, a soli diciassette anni si avvicina al mondo dell’arte d’avanguardia, accostandosi al movimento futurista e iniziando la sua carriera artistica nell’atelier di Balla.
L’artista in questa prima fase aderisce agli ideali marinettiani, ma il futurismo romano, i cui esponenti facevano capo alla Casa d’arte dei fratelli Bragaglia, rispetto a quello milanese era orientato verso un approccio più spiritualista. Le sue prime opere mostrano questa particolare interpretazione, caratteristica che lo avvicina alla corrente ‘mistica’ del movimento, formata da Ginna e Corra, due artisti che elaborano una visione di tipo spiritualista, realizzando quasi una traduzione in chiave artistica delle dottrine teosofiche e antroposofiche di Blawatsky e di Steiner. Queste suggestioni avranno su Evola, negli anni immediatamente a venire, una piega in direzione alchemico-magica.
Subito dopo la prima guerra mondiale, le divergenze con Marinetti divengono profonde sia da un punto di vista artistico che politico, Evola si allontana così dal futurismo iniziando la sua collaborazione con il dadaismo.
Prende avvio la seconda fase della pittura evoliana, che copre il triennio 1918-1921. Negli anni Venti l’artista partecipa a numerosi eventi: nel 1920 una personale a Roma da Bragaglia, nel 1921 la mostra nella famosa galleria «Der Sturm», nello stesso anno la mostra Internazionale d’arte d’avanguardia di Ginevra e l’Exposition International Salon Dada a Parigi nel 1922. Egli inoltre scrive poesie, saggi e articoli per numerose riviste d’avanguardia, tra le quali «Noi» fondata da Prampolini nel 1917, «Bleu» nata nel 1920, «Dadaphone» diretta da Tzara, che conobbe nel 1919 grazie a Prampolini nella Casa d’arte Bragaglia.
L’interpretazione elaborata da Evola dell’arte dada risente profondamente del dibattito sulla metafisica e sull’esoterismo dei circoli romani spiritualisti cui partecipava. Il dadaismo rappresentava per lui una forma più elevata di arte, in quanto concentrato su una dimensione interiore, al contrario del futurismo che era più rivolto verso l’esterno.
Nel 1921, dopo una crisi esistenziale che lo indusse a pensare al suicidio, l’artista abbandona l’attività pittorica, per ritornarvi solo episodicamente nel corso degli anni Sessanta, anche se per realizzare quasi esclusivamente repliche delle sue opere passate.
È possibile individuare nel repertorio evoliano noto, alcune opere in cui la tematica alchemica è esplicitamente evocata. In questa fase artistica scompare ogni referente figurativo, i dipinti sono realizzati secondo un repertorio di forme astratte di evidente allusività simbolica e di forte impatto cromatico, elemento quest’ultimo presente anche nei lavori del periodo futurista.
La tela L’Universo degli dei può essere ricollegata a una serie di oli, datati 1919 e 1920, che rappresentano le fasi fondamentali dell’opus alchemico, in particolare l’olio su cartone intitolato Composizione n. 19, che può essere considerata “la prima opera nella quale l’alchimia è chiaramente il tema della rappresentazione e dell’operazione pittorica, che nel suo farsi sottolinea e crea parallelismi con l’Arte Regia”(1).
In L’Universo degli dei, come nella Composizione sopra citata, si ritrovano i tre colori dei relativi tre stadi alchemici fondamentali: il nero della fase detta ‘Nigredo, il bianco di quella chiamata ‘Albedo’ e il rosso della ‘Rubedo’.
Esiste una riproduzione della tela presentata, eseguita da Evola nel 1921 circa sul piano in legno dipinto di un tavolino (oggi conservato presso la Fondazione Evola di Roma) (2). Ritengo che il dipinto, presentando la scritta sul retro tra parentesi progetto sia stato realizzato prima del tavolino, per tanto potrebbe avere una datazione leggermente anteriore al 1921.

1. E. Valento, Lettere di Julius Evola a Tristan Tzara, Roma, 1991, p. 20.

2. Cfr. E. Crispolti (a cura di), Futurismo 1909 – 1944, Milano, Edizioni Mazzotta, 2001, p. 446.

 

 


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