Camillo INNOCENTI

(Roma 1871- 1961)


Nudo femminile, 1920 ca.


Olio su tavoletta
cm. 17 x 24
Firmato in basso a destra: Camillo Innocenti
Sul retro la scritta: Nudino in rosso


Provenienza:
Roma, Collezione Tommaso Bencivenga


Bibliografia:
V. Pica, Artisti contemporanei: Camillo Innocenti, «Emporium», XXIX, 1909, pp. 418-420.
M. Fagiolo dell'Arco, Innocenti, Roma, Editalia, 1977.

Description

Camillo Innocenti nasce a Roma il 14 giugno 1871. Dopo gli studi classici si iscrive all'Istituto di Belle Arti orientandosi inizialmente verso l'arte di Domenico Morelli, successivamente di Michetti ed infine di Antonio Mancini. Nel 1901 fa un soggiorno di studi in Spagna dove realizza numerosi acquerelli di paesaggi e costumi andalusi. In questi anni l'artista matura un forte interesse per i temi pittoreschi legati al folclore, infatti a seguito della visita a Roccaraso, Scanno e poi in Sardegna numerose sono state le opere che vedevano come protagonisti i costumi e le tradizioni popolari. La passione verso l'iconografia folcloristica si affianca presto a quella per il mondo femminile della Belle époque che vede protagonista non più la semplicità delle abitudini popolari ma gli ambienti dell'alta società borghese. Lo stile maturato in questi anni e le tematiche legate alla vita mondana avvicinano l'Innocenti al linguaggio espressivo d'oltralpe tipico dei Fauves e dei Nabis. Nel 1925 il pittore, chiamato a dirigere la Scuola di Belle Arti di El Cairo, si trasferisce per un lungo periodo in Egitto. Torna nella sua città natale dopo ben quindici anni, qui muore il 4 gennaio 1961.
Nel disegno Nudo femminile il delicato corpo della donna adagiato sul letto prende forma attraverso sottili e ricercate armonie cromatiche che attestano la totale assimilazione della cultura postimpressionista. L'artista attraverso un uso del colore avulso e indipendente dalla realtà mette in luce non solo un mondo fatto di eleganza e raffinatezza mondana, ma anche la discreta ed intima sensualità del mondo femminile. Egli decide di rimanere distante dal ritratto di matrice verista improntato sulla definizione psicologica dei personaggi ed opta invece per una resa espressiva che si fonda sul gesto e le abitudini quotidiane. Colasanti ineccepibilmente descrive l'intimità del mondo femminile messo in scena nelle opere dell'Innocenti, nel 1919 scrive: «Tutto ciò che della donna c'è di misterioso, di fragile, di mutevole, di appassionato e anche di artificioso, trova in lui un interprete istintivamente sincero e un delicatissimo idealizzatore [...]. Ma l'idealità dell'artista non si esaurisce nella piacevolezza di questa amabile e deliziosa esteriorità. Perché ognuna delle sue giovani creature sorprese nell'intimità del boudoir, ognuna delle cortigiane imbellettate, delle chanteuses, delle ballerine colte da lui nello splendore delle luci artificiali del palcoscenico e dei ritrovi notturni, sembra avergli confidata la sua segreta pena o il suo capriccio. Ed il pittore ne appaga e ne sorride con carezzevole compiacenza» (Fagiolo dell'Arco, Roma, 1977 p. 16).


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