Gustave DORE'

(Strasburgo 1832 - Parigi 1883)


Uccelli esotici, 1880 c.


Mina e acquerello su carta spessa
cm. 40,7 x 20,3
Timbro dello studio in basso a sinistra (L.681a)


Provenienza:
Vendita presso lo studio dell'artista, Parigi, 10 - 15 aprile 1885.


Opera correlata:
Cacatoès et autres oiseaux exotiques, matita e acquerello su carta, cm. 167 x 74,3, collezione privata.

Description

Lettore appassionato fin dalla più tenera età, Gustave Doré mette il proprio precoce talento al servizio di una fertile immaginazione, alimentata da modelli che spaziano dalla mitologia alle caricature di Grandville. Non tardando a farsi notare dall'editore parigino Charles Philipon, si stabilisce nella capitale francese nel 1847. Ed è così che l'editore di Charivari e de La Caricature assume Doré per una prima collaborazione per Le Journal pour Rire, proponendo al giovane artista un contratto esclusivo di tre anni con la propria casa editrice Aubert et Cie.
Parallelamente, Doré comincia a esporre al Salon. A 23 anni, dopo aver conosciuto il successo grazie alla pubblicazione de l'Histoire pittoresque, dramatique et caricaturale de la Sainte Russie (1854) dei Contes drôlatiques (1855) e delle Œuvres de Rabelais (1854), può abbandonare la caricatura per dedicarsi interamente all'illustrazione, al disegno e alla pittura (1). Zola, che ne ammira il lavoro nonostante non sia in grado di ammetterlo, afferma ne Mes Haines che "guadagnerà nel genio ciò che avrà guadagnato in realismo". Se Dorè possiede "l'assurdità della passione", secondo Théophile Gautier, René Delorme afferma che "nella decadenza attuale, un uomo galleggia... Egli crede che l'arte sia libera, senza dominio, senza limite". (2)
Gustave Doré deve confrontarsi per tutto l'arco della sua esistenza con i limiti che separano l'illustrazione dalle "Beaux-Arts", e divide le sue giornate tra due atelier, l'uno dedicato al lavoro con gli editori, l'altro dedicato al disegno, alla pittura e alla scultura. "Attualmente illustro per pagarmi i colori e i pennelli, ma il mio cuore è sempre appartenuto alla pittura" confida a Blanche Roosevelt, una dei suoi biografi, nel 1873.(3) Malgrado i tentativi continui e gli invii regolari al Salon, le sue opere pittoriche vengono sempre accolte in modo negativo tanto dagli artisti quanto dai critici. E' per questo che Doré accetta, a parite dal 1868, di stabilirsi per qualche mese all'anno a Londra. Espone alla German Gallery prima di trasferire le sue opere  nella celebre Doré Gallery, che gli avrebbe consentito durante gli ultimi quindici anni della sua vita di mostrare le sue grandi composizioni allegoriche e religiose.

Il nostro disegno, datato i primi anni '80 del 1800, è uno studio preparatorio per Cacatoés et autres oiseaux exotiques, un aquerello di grandi dimensioni appartenuto a Herbert Ward, scultore inglese ed esploratore del continente africano. Il contorno degli uccelli è abbozzato con tratto veloce a matita negli spazi lasciati dallo spandimento fluido dell'acquerello azzurro dello sfondo.
Doré definisce il profilo dei tre pappagalli in primo piano utilizzando solamente poco colore, in contrasto con lo sfondo, e decentra la figura principale verso la destra del disegno. Il movimento della testa, delle ali e della coda dell'uccello rafforzano il dinamismo della composizione, dove tutto lascia presagire un volo imminente e certamente spettacolare.

(1) Chronique des Arts et de la curiosité, 1883.

(2) Gustave Doré, peintre, sculpteur, dessinateur, Parigi 1879, pag.5

(3) Blanche Roosevelt, La Vie et les ouvres de Gustave Doré, d'après les souvenirs de sa famille de ses amis et de l'auteur, Parigi, 1887



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