Conrad Martin METZ

(Bonn 1749 - Roma 1827)


Trionfo di Venere, 1819


Penna, acquerello bruno e biacca su carta
mm. 415 x 545


Firmato e datato in basso a sinistra: C. M. Metz / Roma / 1819

Description

Conrad Martin Metz, figlio del pittore Johann, nasce a Bonn nel 1749. Nel 1781 lascia la Germania per andare a Londra, dove completa la sua formazione presso lo studio di Bartolozzi. Durante gli anni trascorsi in Inghilterra realizza e pubblica numerosi volumi di opere grafiche, tra cui Imitations of Ancient and Modern Drawings nel 1789 (una seconda edizione vede la luce nel nel 1798),  Imitations of Drawings of Parmegiano nel 1790, Schediasmata ex Archetypis Pol. Caravagiensis (Osservazioni dall’originale di Caravaggio) nel 1791. Nel 1801 si trasferisce a Roma dove esegue una raccolta di incisioni tratte dal Giudizio Universale della Cappella Sistina di Michelangelo. Resta nella capitale fino al 1827, anno della sua morte.

Metz dimostra di essere un artista estremamente versatile, si occupa di incisione, pittura, acquerello e disegno; tuttavia, i volumi di disegni tratti dall’antico restano senz’altro tra le opere più note.

Il foglio raffigurante il Trionfo di Venere, datato 1819, è una delle opere della fase matura dell’artista. Per quanto riguarda l’iconografia Metz si attiene alla storia narrata da Esiodo, secondo cui Venere prendeva vita dalla schiuma del mare. La dea, che occupa la posizione centrale della composizione, è rappresentata sopra una conchiglia con a fianco il figlio Eros, alla sua destra Nettuno seduto su un grande carro trainato da cavalli ed a sinistra le tre grazie che le offrono corone di fiori. Sullo sfondo il carro di Apollo si dirige verso l’alto dove tra le nuvole dell’Olimpo padroneggia Zeus. L’opera, nonostante il caotico affollamento dei personaggi, è caratterizzata da una linea grafica delicata e morbida che rendono l’intera composizione estremamente elegante.

 

Bibliografia generale:

Thieme, Becker, Allgemeines Lexikon der Bildenden Künstler, Leipzig, E. A. Seemann, 1931, XXIV, p. 443.


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