Ippolito CAFFI

(Belluno 1809 - Lissa 1866)


Veduta di Roma dal Pincio, 1832 c.


Olio su carta marouflée applicata su tela
cm. 23 x 36,5


Cornice coeva in legno scolpito e dorato

Description

La veduta di Roma dal Pincio è una delle più seducenti della città: la morbidezza delle luci soffuse, la nebbiolina sottile, ma calda, che avvolge l'atmosfera, si diffondono e delicatamente abbracciano le figure, conferendo a tutta l'immagine un tono romantico e indefinito che ha il sapore di un racconto romanzato.

Qui l'artista non vuole definire luoghi ed edifici, ma unicamente sensazioni; raramente più che in queste  immagini i personaggi divengono elementi essenziali, definiscono il limite spaziale al di là del quale la vista si perde in un orizzonte infinito.

Come cita la Pittaluga in merito ad un dipinto di analogo soggetto "il vedutista 'prospettico' è scalzato dal pittore che vede la realtà attraverso  una smussante nebbia luminosa, ricca di preziosi  ricordi tonali e di variazioni su gamme  contenuti entro limiti di sommessa intensità" (Pittaluga 1971, pp. 72, 86, per cfr.fig. 93). La scelta di rappresentare  questa veduta implica per l'artista  un'intuizione sapiente  nel taglio della composizione, la rappresentazione  di una serie di effetti  luminosi che rendano delicato l'insieme , senza deviarlo nel patetismo e anche, infine, una capacità evocativa  giocata su elementi  minimali di fascino  sottile.

Intravedere poi la città che si stende quasi irreale sullo sfondo realizza un universo fantastico e intimo, che evoca suggestioni corotiane.


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