THAYAHT (Ernesto Michahelles)

(Firenze 1893 – Pietrasanta 1959)


Bautta


Alluminio, h. 51,5 cm.


Firmata e datata sul retro in basso: Thayaht “Bautta” 1929


Provenienza:
Eredi Ernesto Michahelles; Firenze, Collezione Privata


Esposizioni:
Monza, 1923;
Biennale di Venezia. Mostra  Internazionale dell'Orafo, 1930;
Alluminio. Tra Futurismo e Contemporaneità, un percorso nella scultura italiana sul filo della materia
, Il Cassero, Spazio espositivo Ernesto Galeffi, 2013, pag 34.

Description

Efficacemente definito da Daniela Fonti “futurista irregolare”, Thayaht fu artista poliedrico e brillante, scultore, pittore, decoratore, designer di oggetti e di arredi, nonché stilista di moda e scenografo. Nato nel clima fiorentino eterogeneo di fine secolo, bisnipote di Hiram Powers  (considerato il padre della scultura americana), Ernesto Michahelles s’interessa presto all’arte, insieme al fratello Ruggero (Ram) e alla sorella Cristina. La scelta dello pseudonimo bifronte “Thayaht”, di origine forse indiana o tibetana, è, di per sé, rivelatrice delle sue molteplici curiosità esotiche ed esoteriche, contribuendo a delineare una figura, atipica per l’epoca, di raffinato esteta dall’allure aristocratica, la cui educazione plurilingue, nonché l’avida curiosità, fanno naturalmente propendere per ambienti cosmopoliti. Nel 1919, anno in cui inizia ad elaborare la sua nota invenzione della “tuta”, soggiorna a Parigi e prende i primi contatti con la famosa sartoria di Madeleine Vionnet, con la quale collaborerà in modo proficuo fino al 1924. Nel 1921 sarà in America, facendo tappa a Boston e a Cambridgenel Massachussets, dove frequenta all’Università di Harward un corso speciale sulla geometria dinamica e la colorazione scientifica seguendo le teorie di Jay Hambridge. Successivamente a New York applica queste teorie nei disegni di mobili e vestiti per le ditte Wanamaker, Vogue, Volnay e Vionnet. Le sue prime sintesi plastiche ideate nel 1920 in terracotta o in gesso, tra cui il soggetto della Bautta, non sono esenti dall’influenza delle teorie apprese in America che Thayaht concretizzerà nella cosiddetta “traiettiva”,possibilità di disegnare in tre dimensioni per rappresen­tare i solidi in movimento. Bautta e Uomo stanco sono tra le prime a noi note, seguite a breve nel 1921 da Violinista e da Sentinella, quindi da Flautista (1929 ca), da Fienaiola (1929) e, nello stesso anno, dal celeberrimo Dux. A differenza, però, delle opere concepite verso la fine degli anni Venti, le prime sintesi plastiche del 1920 e 1921 maturano in un momento, come abbiamo sottolineato, di spiccato interesse di Thayaht per le arti applicate e la moda: non a caso, esse verranno inizialmente realizzate in piccole dimensioni con la funzione di soprammobili e, come tali, saranno commercializzate in quei primi anni. In questa veste sono esposte a Monza, nel 1923, appoggiate su solidi mobili laccati d’impronta cambellottiana e, successivamente, alla Mostra Internazionale dell’Orafo in seno alla XVII Biennale di Venezia del 1930, nella grande vetrina allestita da Thayaht insieme a una moltitudine di oggetti e di bigiotteria in taiattite (lega, di sua invenzione, a base di alluminio e argento) e in altri metalli. Tale fu il successo di queste piccole sintesi plastiche dalla fluida eleganza, d’impronta più déco che futurista, da indurre l’artista a replicarle in dimensioni maggiori e in materiali diversi, trasformandole così da oggetti decorativi seriali a sculture vere e proprie. E se i primi esemplari in scala ridotta erano solitamente concepiti in gesso o in terracotta, a volte ricoperti in rame, le successive varianti rivelano l’interesse spiccato di Thayaht per la sperimentazione sui metalli. Scrisse di lui Marinetti nel 1932: “Veloce, sintetico ed elegante nella vita, Thayaht ha trovato nell’acciaio, nel ferro, nell’ottone e nell’alluminio le meravigliose sintesi della nostra nuova vita italiana”.

Nello specifico della scultura in oggetto, la Bautta, a volte indicata da Thayaht anche con il nome di Grande Dama, raffigura una nobildonna veneziana del Settecento in maschera con il tipico copricapo a tricorno e la mantelletta nera. Sempre Marinetti ebbe a scrivere: “Le forme sintetiche della sua BAUTTA contengono tutte le moine, i capricci e le squisite eleganze erotiche-sentimentali dell’antica vita veneziana, e un senso di barocco settecentesco”. Della Bautta si conoscono più esemplari di dimensioni, materiali e date differenti: uno in gesso con tracce di vernice verde e beige (18 cm) del 1920; due in gesso ricoperto in rame (18 cm) datate 1920; due grandi esemplari in gesso (circa 52 cm) presumibilmente del 1927-28; uno in marmo bianco di Carrara (51 cm) datato 1928; uno in ottone (16,5 cm), molto probabilmente presentato alla Biennale veneziana del 1930; una fusione Battaglia del 1976 in bronzo a patina nera (16 cm), recante firma e data “Thayaht 1920”, prevista in 8 esemplari dei quali ne sono stati realizzati solo 6. L’esemplare qui considerato è inedito ed è l’unico in alluminio di cui se ne conosca l’esistenza.

                                                                                                                                       Carla Cerutti

Bibliografia:

Antonio Maraini – F.T.Marinetti, Ernesto Thayaht scultore, pittore, orafo, (note biografiche  a cura di Fortunato Bellonzi), Giannini ed., Firenze 1932.
Thayaht e Ram. Dal Futurismo al Novecento, a cura di Francesca Antonacci, Carla Cerutti e Damiano Lapiccirella, catalogo della mostra (Roma, Galleria Francesca Antonacci, 5 aprile – 15 maggio 2004), Roma 2004.
Thayaht, futurista irregolare, a cura di Daniela Fonti (schede delle sculture a cura di Paola Bonani, schede della moda e arti applicate a cura di Carla Cerutti), catalogo della mostra (Rovereto, Mart, 11 giugno-11 settembre 2005), Milano 2005
Thayaht. Vita, scritti, carteggi, a cura di Alessandra Scappini, Mart – Skira, Milano 2005
Thayaht e Ram nel Massimo & Sonia Cirulli Archive di New York, a cura di Alfonso Panzetta (biografie di Laura Pellegrini), Bologna 2006
L’estate incantata. Ram e Thayaht da Parigi a Casa Bianca, a cura di Antonio Paolucci, Anna Vittoria Laghi con Mauro Pratesi, catalogo della mostra (Forte dei Marmi, Il Fortino, 14 luglio-17 settembre 2006), Pisa 2006
Futurismo. Moda. Design, a cura di Carla Cerutti e di Raffaella Sgubin, catalogo della mostra (Gorizia, Musei Provinciali Borgo Castello, 19 dicembre 2009 – 1 maggio 2010), Gorizia 2009


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